Luoghi di Prevenzione: l’Asp di Catanzaro discrimina i ragazzi del soveratese?

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Ho appreso con stupore la notizia apparsa pochi giorni fa su alcuni organi di stampa in merito alla ripartenza del progetto Luoghi di Prevenzione nella città di Catanzaro e nel comprensorio di Sellia Marina.

Un progetto questo, nato e cresciuto nella città di Soverato grazie all’impegno profuso dagli operatori dell’associazione Obiettivo Salute, che di anno in anno ha sensibilizzato i nostri ragazzi avendo cura di educarli contro l’uso e abuso di alcol e fumo, a favore della diffusione di una corretta alimentazione come stile di vita. Non è banale.

Le attività di salvaguardia della salute dei ragazzi, regolarmente finanziate nell’anno corrente con una somma addirittura maggiore rispetto ai precedenti, riprendono solo ed esclusivamente nel capoluogo di regione. In estrema e cruda sintesi: Catanzaro sì, Soverato e basso ionio no.

Dati alla mano, la quantomeno “singolare” organizzazione della sanità provinciale nel nostro territorio non è un fatto nuovo; troppo spesso la direzione generale dell’Asp di Catanzaro dimentica i bisogni dei cittadini residenti nel basso ionio, quasi come a volerli catalogare di serie B, e le difficoltà economiche nel quale versa l’ente non possono costituire un alibi a oltranza.

Michele Affidato Orafo

Per chi se lo fosse dimenticato è bene ricordare la lacunosa gestione della radiologia del nosocomio cittadino, che per mesi ha negato ai pazienti i propri servizi, nell’immobilismo dei direttori generali, destatisi solo dopo polverone mediatico; così come appare sconcertante che il servizio vaccinazione sia stato fatto svolgere in un ambiente a dir poco fatiscente e degradato, che ha potenzialmente messo a rischio la salute e l’incolumità dei piccoli pazienti, e per il quale auspico sia già pronta, seppur in fortissimo e ingiustificato ritardo, una soluzione in linea con gli standard sanitari necessari alla tutela dei nostri bambini.

Qualcosa forse mi sfugge, e per questo mi preme rivolgere al direttore Perri alcuni semplici interrogativi: il progetto di prevenzione nel soveratese non riparte perché i nostri ragazzi sono dei novelli Calimero, brutti e neri, e possono dunque essere trascurati rispetto ai pari età di altre zone della provincia? Oppure è in possesso dell’Asp di Catanzaro un qualsivoglia dato scientifico secondo cui nel nostro territorio l’abuso di sostanze alcoliche è problema non rilevante? Magari i nostri ragazzi “nascono imparati” e sono di per sé già in possesso di tutte le nozioni necessarie ad evitare spiacevoli rischi, contrariamente, invece, agli sfortunati ragazzi catanzaresi che necessitano di un supporto.

Infine, poiché le attività di prevenzione camminano contestualmente all’anno scolastico, è lecito domandarsi il perché di un così forte e ingiustificato ritardo e, qualora ci fossero, a chi si dovrebbero ascrivere le responsabilità.

A mio giudizio tale gestione evidenzia una disparità di trattamento tra territori ingiustificata, inqualificabile e intollerabile, e verso la quale sarebbe opportuno che i sindaci e gli amministratori del territorio facessero sentire la propria voce in difesa dei diritti dei nostri minori.

Forse le mie sono solo elucubrazioni mentali, di certo il Direttore Perri, a breve, ci saprà giustificare il momentaneo blackout organizzativo. 

 

Purtroppo non basta una nomina politica per dimostrarsi ottimi dirigenti.

 

Giuseppe Pellegrino

Associazione “Obiettivo Salute” Soverato

 

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