ADDIO AI FONDI DEL PROGETTO “MUSICA, MEMORIA, MULTIMEDIA. DANILO GATTO, DI ARPA, SPIEGA PERCHÉ E PUNTA IL DITO SU RITARDI E OMISSIONI DEL COMUNE DI CATANZARO

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C’era una volta il Conservatorio di Musica Popolare da realizzare nella sede dell’ex Istituto Rossi, prestigioso e storico edificio nel cuore del Capoluogo di Regione, grazie ad un progetto proposto dall’Associazione Arpa e finanziato dal Ministero dei Beni culturali, denominato “Musica, Memoria, Multimedia”. E oggi non c’è più. I duecento mila euro stanziati a seguito dell’avviso pubblico “Giovani per la valorizzazione dei Beni pubblici” si sono volatilizzati a causa “dell’immobilismo dell’Amministrazione comunale di Catanzaro”.

Il consiglio comunale, infatti, non è riuscito ad approvare nei tempi richiesti dal Ministero competente la rimodulazione della pratica in sede di consiglio, un atto fondamentale per completare l’iter amministrativo avviato con la richiesta dell’associazione Arpa di costituire una nuova associazione temporanea di scopo con il Comune di Catanzaro e l’atto di concessione del nuovo bene individuato ai fini del completamento della procedura, l’ex Istituto Rossi.

Il progetto infatti, nato nel Comune di Isca sullo Jonio e gestito dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale, ha dovuto subire un lungo iter di riapprovazione, conclusosi positivamente l’11 novembre 2016, e andava perfezionato entro il 12 dicembre 2016 con l’invio dei documenti di competenza comunale. I pochi giorni di proroga concessi per il perfezionamento dell’iter amministrativo sono aumentati a dismisura, pena il decreto di decadenza dal beneficio dell’ammissione al finanziamento pubblico già previsto in favore dell’Arpa.

La “prima seduta utile”, quella invocata nel corso dell’incontro con il sindaco Sergio Abramo dopo la sollecitazione dei capigruppo comunali, il cui verbale doveva essere richiamato nella delibera ma di cui non vi è traccia, non è mai arrivata dal quel 27 dicembre in cui si erano assunti in tale direzione per tranquillizzare le cinque associazioni costituite, assieme al Comune, nell’associazione temporanea di scopo che avrebbe dovuto gestore il progetto.

Michele Affidato Orafo

E questo nonostante l’apprezzamento del sindaco, che aveva parlato di “condivisibilità del progetto”. L’indignazione e la rabbia per la perdita di una importante opportunità di sviluppo culturale ed economico per la città di Catanzaro è stata esternata da Danilo Gatto, rappresentante dell’associazione Arpa, titolare del progetto, tenuta questo pomeriggio nella sala Giunta della Provincia di Catanzaro. Presenti molti rappresentanti di associazioni culturali della città e i consiglieri comunali di opposizione Antonio Giglio, Nicola Ventura e Vincenzo Capellupo.

“Ritengo che questa condotta del presidente del Consiglio comunale Ivan Cardamone non sia stata casuale, ma causale: a causa di che cosa non lo so, so di certo che le associazioni che rappresento hanno avuto un grosso danno – ha affermato Gatto -. Vedremo come potrà essere ristorato. Intanto spero che non sia stata la mia storia personale ad aver causato tutto ciò (Danilo Gatto ha ricoperto il ruolo di assessore allo Sport nella Giunta di centrosinistra guidata da Rosario Olivo in quota Rifondazione comunista). Bastava dire di no nel momento in cui l’Associazione Arpa ha richiesto al Comune di subentrare quale associato esterno ad Isca sullo Ionio, mettendo a disposizione con delibera, una porzione dell’ex orfanotrofio “Rossi”. “Ma anche il presidente del Consiglio comunale era consapevole del fatto che i termini per completare l’iter con la delibera di consiglio approvata non si sarebbero prolungati all’infinito”, dice ancora Gatto. L’ultima comunicazione – la prima è datata 9 gennaio – tra Comune e Arpa risale al 7 marzo scorso, mentre la delibera di competenza del consiglio è rimasta in attesa di essere inserita al primo consiglio utile per settimane, nel corso delle quali le convocazioni delle riunioni del consesso non sono mancate.

“Come si fa a dire che il Comune non perde le 200 mila euro previste dal bando per la realizzazione del polo museale? A Catanzaro sarebbe arrivato un patrimonio inestimabile fatto di strumenti, del trasferimento degli Archivi sonori, della sezione calabrese degli archivi di etnomusicologia dell’accademia nazionale di Santa Cecilia, del Museo delle Arti e Tradizioni popolari di Roma, delle teche Rai, giusto per citare qualche esempio – spiega ancora Gatto -. Non ci troviamo con incompetenti, ma davanti a persone che dove vogliono sanno leggere benissimo”. Il progetto è frutto della partecipazione ad un bando della presidenza del Consiglio dei ministri, le variazioni apportate alla convenzione contenute in delibera avrebbero dovuto tenere conto anche di questo, perché “il progetto era stato approvato, tra le altre cose, sulla base di un programma di fattibilità economica che è stato giudicato sostenibile dalla commissione esaminatrice e che prevede, come prevede l’avviso pubblico, l’autofinanziamento delle iniziative per un periodo di altri tre anni una volta esaurito l’intervento pubblico – spiega ancora Gatto -. Ma tra le integrazioni previste nella nuova delibera c’era la cancellazione del ticket d’ingresso, per esempio. La convenzione inizialmente prevedeva oltre all’approvazione degli interventi di manutenzione straordinaria, contribuzione al progetto con il pagamento delle utenze (da dividere in parti uguali), partecipazione alla comunicazione e alle attività informative attraverso il proprio ufficio stampa, al gruppo di coordinamento e alle azioni comuni. Ma il Comune pretendeva di aggiungere questo punti: la partecipazione alla gestione del Museo di Musica Popolare, la creazione di un ufficio stampa e comunicazione del progetto. Ci chiediamo cosa serve un nuovo ufficio stampa quando il Comune già partecipa con il suo ufficio stampa istituzionale? E poi perché il Comune è così interessato alla gestione dell’Archivio, o alla liuteria, o alla produzione del catalogo? Non so dare questa risposta, provate a darla voi”. Una “delibera suicida”, la definisce Gatto che carte alla mano spiega anche come il Comune non ci avrebbe rimesso economicamente, anzi, avrebbe sfruttato le utenze pagate a vuoto per la sede del Conservatorio dando però una grande occasione alla città, quella di diventare un polo di attrazione per gli studiosi e gli appassionati di musica popolare diventando un riferimento nazionale.

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